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Lo Stato di Federico II

Storia Medievale

Certamente, una delle piu interessanti e controverse figure della storia medievale è quella di Federico II, uomo ambiguo che pur essendo un aspro persecutore degli eretici, guardò nello stesso tempo con interesse al razionalismo che la cultura Araba introduceva in Occidente, accolse alla sua corte i poeti fuggitivi dalla Provenza, in seguito alla crociata contro gli Albigesi, impegnò una dura battaglia politica con la Chiesa; erede e sostenitore della tradizione imperiale germanica, concentrò la sua azione soprattutto in Sicilia, spostando qui il centro tradizionale dell'impero; amante del fasto, protesse tuttavia le correnti piu radicali del Francescanesimo. L'uomo del Medioevo, stanco delle difficolta che non gli concedevano respiro, si volgeva a guardare indietro con nostalgia i giorni dell'antica Roma, a quel grande impero universale i cui governanti avevano costruito le strade, che erano ancora usate e i canali e gli acquedotti che cadevano in rovina.

Perciò bramava un imperatore che facesse rivivere quella gloria ormai perduta. Carlo Magno c'era quasi riuscito e, in tempi piu recenti, anche Federico Barbarossa, Federico II, quindi, era pienamente consapevole di essere l'erede di Costantino e Giustiniano, nonche di Carlo Magno.
Dal punto di vista intellettuale, Federico può essere posto tra gli uomini piu notevoli del suo tempo. Conosceva benissimo molte lingue quali francese, tedesco, italiano, Latino, greco e arabo. Era anche dotto in diritto, in medicina e in storia naturale. I suoi nemici impressionati della vivacità del suo intelletto e della intrepidezza della sua irriverenza, lo consideravano l'incarnazione dell'anticristo. Nessuno dei Papi che combatterono contro di lui, ebbero una statura altrettanto notevole: Onorio III fu un uomo piuttosto inetto; Gregorio IX e Innocenzo IV entrambi servitori infaticabill della Chiesa, ma, nessuno dei due, dotato in qualche misura di mente aperta o originale. Federico riusci, nel Meridione d'Italia, a creare uno Stato che all'epoca non aveva eguali in tutta Europa. Infatti i principii espressi dall'Imperatore svevo nelle celebri "Costituzione Regni Siciliae" del 1231, erano un manifesto di lotta contro l'anarchia dei Feudatari e l'autonomia dei Comuni, La sostituzione dei nobili con i burocrati e i giuristi, l'accentramento dei poteri, l'origine umana dell'autorità, l'elevazione delle classi umili e la concezione laica sono serviti a molti storici per vedere in lui il primo creatore dello stato "moderno", assoluto, accentrato e burocratico. Ferveva nelle "Costituzioni Melfitane", un potente lievito di romanità, di quel diritto romano che fioriva nello studio di Bologna e che Federico erede di Giustiniano e Augusto, tenne nella elevata considerazione.
E, promuovendo gli studi giuridici, egli predilesse anche i giuristi: i suoi principali consiglieri e collaboratori furono Pier delle Vigne, Roffredo di Benevento e Taddeo da Sessa. Ai giuristi, Federico, affidò la parte direttiva del governo del paese. Poiche, in funzione della legge lo Stato si identifica col Sovrano, questi tende a sottomettere lo spirituale al temporale, l'organizzazione ecclesiastica allo stato, tende a sminuire i privilegi di persona e di caste, di città e all'opposto fa della burocrazia fedele una forza politica da sostituire a quella delle catcgorie feudali; tende infine a fornire al potere regio una stabile e ricca forza armata, quali furono le schiere tratte dai fedeli Saraceni di Lucera; tende iinfine a stringere con nessi sempre piu saldi le parti al tutto, gli organi periferici del regno al centro nel quale stava, vigile forza direttiva e propulsiva, "la Magna Carta federiciana".

Si imponeva cosi al mezzogiorno d'Italia, in cui non mancavano spinte e tendenze al movimento associativo comunale uno svolgimento politico diverso da quello che intanto seguivano le regioni settentrionali. Nella pace interna, nell'ordine e nella giustizia assicurata dal govemo, le popolazioni avrebbero dovuto trovare le condizioni del proprio progresso civile e dello sviluppo sociale.


Il 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino, in Italia meridionale, muore Federico II di Svevia e nel gennaio del 1251 giunse a Lione, dove papa Innocenzo IV viveva in esilio, un messaggero latore di questa clamorosa notizia: "Federico e motto". Il papa reso euforico dalla notizia scrisse ai Siciliani senza perdere tempo: "Il cielo si rallegri, la Terra sia colma di letizia, perché la caduta del tiranno ha mutato i fulmini e le tempeste che l'Onnipotente teneva sospesi sul vostro capo, in zaffiri gentili e feconde rugiade". Con Federico II Hohenstaufen, scomparve di certo il protagonista più inquieto e più "moderno" del Medioevo.

Nietzsche lo ha paragonato a Leonardo da Vinci e rinascimentali furono infatti, la sua curiosita, la vastitãàdai suoi interessi e la concezione dello Stato.
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